martedì 19 giugno 2012

La fine è il mio inizio


E una delle cose a cui tengo moltissimo è che tu capisca che quello che ho fatto io non è unico. Io non sono un'eccezione. Io questa vita me la sono inventata, e mica cento anni fa, ieri l'altro. Ognuno la può fare, ci vuole solo coraggio, determinazione, e un senso di sé che non sia quello piccino della carriera e dei soldi; che sia il senso che sei parte di questa cosa meravigliosa che è tutta qui attorno a noi. Vorrei che il mio messaggio fosse un inno alla diversità, alla possibilità di essere quello che vuoi. Allora, capito? È fattibile, fattibile per tutti. Fare una vita, una vita. Una vera vita, una vita in cui sei tu. Una vita in cui ti riconosci.

Un'autobiografia, un manuale di storia, una guida di viaggio, una guida spirituale.
Il "viaggio" della vita come l'ho sempre sognato.

giovedì 24 maggio 2012

La ragazza che danzava per Mao



















I libri di Ciu Sciaolong (o Qiu Xiaolong, per chi non ama le traslitterazioni fatte in casa) sono accoglienti. Alcune pagine ti fanno proprio sentire a tuo agio, in pace, sdraiato sul divano, con una tazza di tè fumante e del buon dim sum. Forse mi fanno questo effetto perché l'oriente è parte di me (e quindi un po' è casa), ma indubbiamente questo autore cinese ha il pregio di accorciare le distanze (che nel mio caso sarebbero di circa 8000 chilometri, o forse più).
Questi libri a mio parere sono imperdibili per chi è affascinato dalla Cina (e forse ancor più per chi non lo è), perché ti aprono una finestra piacevolissima su un mondo di cui obiettivamente noi occidentali non sappiamo niente (e di cui il più delle volte non ci frega niente). E così scopri che i cinesi vivono in "minuscoli spazi vitali", che Mao per alcuni è ancora un culto e che la cultura del cibo che hanno loro noi ce la sognamo.
E poi c'è il giallo. Che è un po' lento e a tratti un po' noioso. E suona davvero solo come un pretesto, per poter raccontare di Shanghai, dei poveri che ci vivono, dei ricchi che ci vivono, dei politici, del cibo, delle contraddizioni enormi di un paese enorme.
Da leggere, insomma.

venerdì 2 marzo 2012

Orgoglio e pregiudizio



















Vanity and pride are different things, though the words are often used synonymously. A person may be proud without being vain. Pride relates more to our opinion of ourselves, vanity to what we would have others think of us.

La cosa più sorprendente di questo romanzo è che ha 199 anni. E non è che non si sentano, perché obiettivamente si parla di un mondo che non esiste più, cioè l'alta società inglese di primo Ottocento. Ma nel ritmo, nei dialoghi e nella distribuzione della tensione, io questa distanza non l'ho sentita per niente.
Mi è piaciuto per diversi motivi. La storia è banale, un ragazzo e una ragazza che si odiano, si fraintendono e poi si amano. Ma dietro questa banalità ci sono dei dialoghi splendidi, pieni di ironia e intelligenza, che da soli tengono in piedi tutta la storia. Le descrizioni sono pressoché inesistenti, eppure i luoghi, i volti, gli abiti, tutto quanto si materializza nella mente.
E poi c'è Darcy, il personaggio letterario maschile più affascinante che abbia mai incontrato, il principe azzurro enigmatico, fascinoso, ambiguo, che fa penare ma non si può non amare.
Impossibile non innamorarsi di Darcy, impossibile non innamorarsi di questo libro.

mercoledì 8 febbraio 2012

La cavalcata dei morti



















La gente dice che hanno il diavolo in casa. Qui è come dappertutto: ci sono tante teste vuote che fanno presto a riempirsi di qualunque cosa, possibilmente il peggio. È quello che tutti preferiscono, il peggio. Ci si annoia talmente.

Mi sto rendendo conto solo ora che sono ben 2 anni che non leggo un libro di Fred Vargas e in due anni si fa a tempo a dimenticarsi molte cose.
E l'autrice trascura questo particolare, con continui riferimenti a personaggi e situazioni dei romanzi precedenti che io ricordo ma non abbastanza per apprezzare il richiamo ricorrente, con conseguente irritazione (ma dove sono gli espedienti letterari fatti apposta per questo scopo?!).
Al contrario il "giallo" non mi è parso per niente nuovo, mi sembrava di rileggere situazioni e dialoghi di romanzi precedenti, mescolati tra di loro ad arte: l'omicidio in campagna, il delitto parigino parallelo (che fa solo da sfondo), gli gendarmes di provincia, il ristorante/bar dove si incontrano tutti. Con tuttavia un po' di carattere in meno.
Léo, il personaggio più intrigante, poteva essere un buono spunto per far decollare il romanzo, tuttavia rimane solo il potenziale, e stop.
Poi c'è la mitologia, immancabile, intrecciata al folclore francese, che si fa forte e reale nelle campagne, così reale che quasi la puoi toccare. E forse questa è la parte più felice del romanzo: la "schiera furiosa", l'armata dei fantasmi giustizieri. E ancora una volta ci si chiede: come farai Fred questa volta a cavarti dell'impiccio? Come sgretolerai con la razionalità questo muro di leggende e superstizioni?

martedì 14 dicembre 2010

Trilogia della città di K



Quando: un arco di anni non bene precisato che ha inizio durante la seconda guerra mondiale.
Dove: una piccola città e una grande città dell'est europa.
Chi: due gemelli identici e simbiotici, dolcissimi e diabolici.
Cosa: la vita di due persone, raccontata attraverso gli occhi disincantati dei due protagonisti, dove la finzione si mescola con la realtà, fino a diventare irriconoscibile.
La strada verso la verità è lunga e tortuosa, e quando la si raggiunge ci si chiede se realmente ne valeva la pena... la letteratura in confronto ha un sapore così dolce!

- Quello che mi interessa sapere è se scrive delle cose vere o delle cose inventate.
Le rispondo che cerco di scrivere delle storie vere, ma, a un certo punto, la storia diventa insopportabile proprio per la sua verità e allora sono costretto a cambiarla. Le dico che cerco di raccontare la mia storia, ma che non ci riesco, non ne ho il coraggio, fa troppo male. Allora abbellisco tutto e descrivo le cose non come sono accadute, ma come avrei voluto che accadessero.
Dice:
- Sì. Certe vite sono più tristi del più triste dei libri.
Dico:
- Proprio così. Un libro, per triste che sia, non può essere triste come una vita.

lunedì 9 agosto 2010

mercoledì 16 giugno 2010